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Conversazioni col Piranha

Here I am, and still alive! Ma fortunatamente ho avuto un po' da fare con le ripetizioni, il tempo è ancora buono e porto a spasso il Piranha più spesso, e sto sviluppando una delle mie solite, fortissime ma passeggere – spero – ossessioni con una certa serie tv e il suo fandom...Tutto ciò mi ha rubato tempo, e io non ho neanche protestato più di tanto contro questo furto.

Il Piranha si è rivelato un grandissimo chiacchierone. Bè, lo è già da parecchi mesi, ma nell'ultimo paio di lune bè...sta diventando davvero una gioia e una maledizione per le orecchie.
Maledizione perché chiacchiera non stop. Fa domande e da' risposte, e racconta le cose, oppure ripete stile pappagallo ammaestrato, e quando non può fare nessuna di queste cose allora chiacchiera random, snocciolando parole vere o inventate come se recitasse il dizionario a memoria.
E a volte fa dei discorsi che mi fanno scoppiare in grandi risate, oppure mi lasciano un po' basita, perché lasciano intuire una comprensione del mondo che ha intorno ben più completa di quel che credevo possibile a ventinove mesi di vita.

Gli chiedono se va all'asilo.
Lui mi guarda, e io gli spiego che è la scuola dove vanno il suo amichetto e la sorellina.
Allora lui risponde all'interlocutore:”No. Ci vado quando sa'ò più ga'ande”.
Bravo Piranha.

Piranha! Non si usano i pennarelli per terra/sul muro/sulla lavatrice!”
Scusa mamma. Ti do' un bacio!”
Piccolo fetente.

La Metà-della-Mela chiede: "Piranha, sei stato al mare stamani con la mamma?”
E lui non si limita mica a un sì.
Sì babbo, proprio così”. Giuro.

Mi do' una bella pacca sulle spalle perché sta crescendo educato, almeno per ora. Entra nei negozi e saluta, e sì, spesso dice Ciao invece di Buongiorno, ma mi pare già abbastanza. Chiede permesso, dice per favore e grazie.
E adesso ha fatto il balzo di qualità, e ringrazia non solo quando gli do'/danno qualcosa, ma anche quando gli porgo/porgono un complimento.
Che bel disegno Piranha!”
Grazie mamma”.

Ripete le espressioni dialettali che ci sfuggono, ed è buffo in modo indescrivibile sentirgli dire certe parole, a volte, lo ammetto, vagamente pesanti (ma mai davvero offensive, eh!)con la sua tenerissima vocetta da dueenne. E le usa anche bene, proprio a proposito!

Le nuove capacità linguistiche danno anche adito a scenette. Al parco giochi, per esempio.
Lui:"Mamma, vojo quella palla!"
Io:"Amore, non è tua, è della bimba. Puoi chiederle se te la presta e giocate insieme"(Voce saggia e serena)
Lui(Correndo dalla bimba e facendole un mega sorriso): “Me la presti, per favo'e?”
Bimba(porgendogli la pallina, benedetta ingenua!):”Sì”.
Lui(sorrisone):”Grazie bimba!”
Lui(girandosi verso di me e ghignando):Adesso è mia!!
Ho un piccolo futuro conquistatore dell'universo come figlio...

E poi manipola a suo piacere le parole, evidentemente sa bene cosa significano, e come usarle, e questa cosa mi affascina molto, da linguista e da mamma.
L'altra sera si è prodotto in un voluto, cercato e costruito con intenzione ruttino.
Noi genitori, “Piranha, non si fanno i ruttini apposta...”
Ma lui, “Ma mamma, ho fatto ruggito!”
Oh. Ok, hai vinto tu.

Distacco

E così ci siamo.

L'ho appena messo a letto a casa dei nonni, gli ho letto la storia, e dato da bere, come da rituale serale. Ora aspetto che si addormenti.

Domattina alle sette partirò con La-Metà-della-Mela, destinazione Sardegna, per assistere al matrimonio di due cari amici(La-Metà è anche testimone dello sposo). Staremo via tutto domani(le nozze sono in serata), dormiremo là e prenderemo il volo di ritorno nella serata di venerdì. In pratica passerò 48 ore separata dal Piranha.

Non negherò di sentirmi sconcertata. A dirla tutta, mi sembra di lasciare a casa una gamba. O un rene. O un pezzo di stomaco. Insomma, qualcosa di vitale. La decisione presa è una buona decisione, per me. Non credo che il Piranha, col suo carattere molto abitudinario, e vivace, sia in grado di affrontare un volo, un cambio di luogo, un cambio di ritmo dato che dovrei svegliarlo dal pisolino un'ora prima, una cerimonia nuziale, una cena di nozze, e l'addormentamento nel bel mezzo di un ristorante...No. Per me, due anni e 4 mesi sono troppo pochi per imporgli una festa del genere. è sarebbe giusto mollare il ricevimento a metà per salire con lui in camera, senza contare che la camera dove alloggiamo non si trova nello stesso albergo dove ha luogo la cena di nozze...No, è una buona decisione. Non potevamo fare altrimenti.
Ma pesa, pesa come un macigno. Ed è stupido, lo so. Sono solo due giorni, starà coi nonni felice come una pasqua, e sono sicura che non avrà problemi.

Ma io sì. Mi rendo conto pienamente di essere davvero troppo attaccata a lui. Di solito si tende a dire che un bimbo è "mammone", e il Piranha lo è in un certo modo, ma sono io quella davvero attaccatissima a lui. Siamo sempre stati insieme fin dalla nascita 28 mesi fa, e il nostro legame è molto...intimo. Vincolante. Dominante. Pressante. Sbagliato? Eccessivo? Forse.

Ma io comunque, pur felice per i nostri amici, e pronta a condividere questa loro gioia, confesso di non vedere l'ora di arrivare a venerdì sera e riabbracciare il mio Piranha(che tra aprentesi, fedele al suo nome, ha messo altri due denti senza che me ne accorgessi...)

Altri due premi!


Wow. No, davvero, wow! Sono molto contenta, BABBOnline mi ha nominata per altri due premi. Rendiamoci conto.
Grazie davvero a BABBOnline, di cuore. Un blog che, premi a parte, sono felice di avere incrociato.
Ed eccomi qui a scrivere un altro post secondo le regolette di questi due premi!

7 COSE SU DI ME


1. Ho imparato a leggere a 5 anni durane una lunga convalescenza, stufa di dover mendicare attenzione da mamma/babbo/nonne/fratello maggiore.
2. Ho iniziato a mangiare verdure e frutta solo dopo la gravidanza. Si vede che gli ormoni mi hanno modificato le papille gustative.  
3. Preferisco la montagna al mare. L'avevo già detto?
4. Vado religiosamente ogni anno al Lucca Comics and Games.
5. Posso addormentarmi in ogni luogo e in due secondi netti. Se non c'è di mezzo il Piranha, allora divento sensibile e mi sveglio all'istante.
6. Leggo tonnellate di fan fictions.
7. Canto a gola spiegata in auto quando sono sola. E sono stonatissima.
LE MIE RISPOSTE


1. Qual è l’ultimo acquisto fatto? Cd di David Bowie, Reality Tour.
2. Quale sarà il tuo “must/have”primavera estate? L'estate è finita! Ma in genere il mio capo must sono gli shorts di jeans.
3. Unghie lunghe o corte? Lunghe.
4. Rossetto o gloss?Gloss, ma di rado.
5. Stivali o sandali? Stivali rule! Ma porto anche sandali, però...
6. Abbronzatura si o no?  Magari. Sono catarifrangente.
7. Profumo o acqua profumata? Deodorante?
8. Hai fatto programmi per l’estate? Ce la siamo goduta il più possibile dopo la disastrosa estate passata. Stiam già facendo progetti per la prossima e se tutto va come al solito resteranno tutti irrealizzati!^^
9. Occhi o labbra in primo piano? Occhi.
10. Terra o blush? Nessuno dei due.
11. Palestra o dolce far niente? Palestra fai da te:sollevare il Piranha, andare in bici con lui sul seggiolino dietro, andare a passeggio...
12. Short o mini? Shorts!
13. Capelli lisci o ricci?  Spaghetti.
14. Il tuo colore per l’estate? Ultimamente sono molto green.
15. Giornata al mare o in montagna? Potessi montagna ma visto che ci abito, spessissimo è mare.
16. Fondotinta d’estate? Mai.

Quindici blog??? Non so nemmeno se ce ne sono 15 nella mia lista... Ciò mi stimolerà a navigare di più, ma per adesso, guardando la mia colonnina a sinistra, ecco qua. Son riuscita a metterne 10 "mammeschi". Cifra tonda, comunque. E ne aggiungo 5 non "mammeschi"(né "babbeschi"), che magari sono grandi blog, molto seguiti. Più che per premio personale, li metto per farli conoscere, se a qualcuno interessassero.

I MIEI 15 BLOG

 

Crisi alimentare

Sono stata lontana dal blog per qualche giorno, chiedo venia. Ma avevo i timpani perforati e la mia riserva di energie mentali esaurita come i pozzi durante la siccità.
Il Piranha non è mai stato una personcina accomodante, a tavola. Disdegna tutto, non vuole assaggiare niente di nuovo, non gli piacciono le verdure e neanche la frutta, né le uova e neppure il pesce. Col risultato che da un anno e mezzo quasi due a questa parte si ciba di quattro o cinque cose: passato di verdure o pastina al pomodoro o ai formaggi come primo piatto, fettina di manzo/pollo/tacchino in gratella come secondo.
Inoltre, non ne vuol sapere di mangiare da solo. Ogni tanto, ma molto di rado, decide di cimentarsi e ci riesce benissimo, senza neanche macchiarsi. Ma il 95% dei pasti sono io che lo devo imboccare(il primo, la carne la mangia da solo già da parecchio).
Fin qui, sono abbastanza tranquilla.
Ma nell'ultima settimana, anche dieci giorni, ci siamo ritrovati in una situazione paradossale. Tipo.
Non voglio la pasta! (Allora gli preparo la minestra) Non voglio la minestra. Non voglio la carne, non voglio il prosciutto, non voglio mangiare da solo, non voglio che m'imbocchi.
Una girandola di capricci al ritmo di otto nuove idee al secondo.
Poi apre la bocca e inizia a urlare. Giuro. urlare e strepitare senza posa né consolazione.
Senza motivo. A caso.
Anche per trenta minuti di fila. E io e La-Metà-della-Mela non sappiamo che fare.
D'accordo non forzare i bambini a mangiare, mai dire "Finisci per forza tutto quel che hai nel piatto". Sono d'accordissimo.
Ma neanche posso lasciarlo digiunare una settimana di fila.
Gli ho spiegato calma che almeno una forchettata(cucchiaiata/boccone)della roba che si ha nel piatto si mangia. Specialmente se ha scelto lui cosa mangiare.
Ho alzato la voce. L'ho abbassata.
L'ho messo in pausa in un'altra stanza da solo aspettando che si calmasse.
Gli ho dato da bere un sorso d'acqua. L'ho ignorato continuando a far conversazione con il babbo.
Sono stata a un passo da convocare Don Zaucker.
Nulla. Niente.
E la cosa orrenda è che se sono presenti ospiti, o siamo a casa di nonno e nonna non lo fa.
Roba da sbattere la testa nel muro. Se fossimo qualche secolo indietro lo avrebbero di certo reclutato nella Santa Inquisizione, perché pur di farlo smettere avrei confessato qualsiasi atto sacrilego vero o fasullo.
Poi, da un paio di giorni, la follia urlante sembra essersi dileguata, e il Piranha ha ripreso a mangiare di gusto.
Così, da solo. Niente è cambiato, come del resto nulla era cambiato precedentemente per farlo divenire così pazzoide.
Io incrocio le dita e mi godo la quiete. Ma che età assurda, questi terrible twos...

Sport

Nella giornata conclusiva dei Giochi, una riflessione mi assale.
Vediamo atleti cimentarsi comunque ad altissimo livello in una miriade di discipline. Anche quello arrivato ultimo, è magari il numero trenta del mondo, per logica, e considerando che siamo miliardi, su questo sassetto blu, non è poi male no?
Ma da bambini?
Diversi sport prevedono che si inizi a praticare la disciplina fin da piccoli. E come è noto, il nostro giudizio non è mica così affinato da permetterci di scegliere con saggezza una disciplina sportiva, a 4, 5 o 6 anni.
Per saggezza intendo che fare sport deve anzitutto divertire(mi sono sentita così triste quando ho sentito Schwazer confessare che andare ad allenarsi era per lui una tortura)ma bisognerebbe anche scegliere qualcosa per cui si è un minimo portati, perché secondo me è frustrante allenarsi molto senza ottenere mai un risultato. Non intendo la medaglia olimpica, ma anche una piccola soddisfazione in una piccola garetta provinciale, per dire.
Chiarito questo...quanto contano allora le pressioni dei genitori? Perché, scusate, ma io sono scettica quando mi dicono che Tizia O Caio han sempre voluto fare la ballerina, la pattinatrice, il tuffatore, il centometrista fin da quando andavano all'asilo. Penso che se una bimba di tre anni vuole il tutù lo chiede in astratto, non si rende davvero conto di quel che significhi fare la ballerina, no? Penso che sia vero in rarissimi casi.
Così mi sono chiesta fin dove sia giusto spingere e spronare, indirizzare e incanalare...e fin dove desidero io farlo con il mio Piranha.
Ad esempio, io detesto il calcio, soprattutto quello giocato a livello locale. Lo trovo piuttosto insalubre come ambiente. Ho visto genitori istigare i figli al fallo cruento e rivolgere all'arbitro un rosario di insulti che nemmeno al porto a Livorno. Anche se io e la Metà-della-Mela mantenessimo un contegno decoroso a bordo campo, l'atmosfera che il Piranha respirerebbe è piuttosto marcia. No, grazie. Ma se il Piranha desiderasse far calcio? Ho il diritto di negarglielo a priori? E se magari fosse bravo? Come possiamo saperlo senza fargli provare?
Quindi? Dove si trova il punto di equilibrio?
Inoltre, un po' di sport fa senz'altro bene, a livello fisico. Ma io per esempio sono contraria a infarcire di impegni l'agenza quotidiana di mio figlio. Finché sei bambino fai il bambino. Già avrà la scuola a tempo pieno e i compiti. Fino a che punto sono disposta a consentirgli, se lo desidera, di seguire allenamenti e gare a scapito delle corse nel prato e dei tuffi al mare in estate? Sono all'antica?
Far fare uno sport ai propri figli...è un'espressione che sento spesso e mi mette tristezza. Non voglio far fare uno sport al Piranha, se lui non si diverte e non me lo chiede.Allo stesso tempo vorrei che scegliesse in un senso piuttosto che in un altro.
In più, guardando i Giochi, ovviamente pieni di talenti, mi chiedo quali sacrifici, quante ore, e quanto lavoro comporti, per loro, arrivare a questi livelli.
In Italia spesso comporta trasferimenti precoci in città con centri sportivi, e un futuro quasi certo in corpi militari o giù di lì. Francamente non so se sarei disposta a lasciare che il Piranha se ne andasse a 400 km di distanza a 15 o 16 anni. Ma, se davvero avesse talento, e desiderio di affermarsi, e ambizione, che diritto avrei io di fermarlo e trattenerlo?
Son tutti discorsi in astratto, e senz'altro il Piranha sarà un comune bambino che giocherà a pallavolo o pallacanestro nella squadretta del paese, o magari uno di quelli che cambierà disciplina ogni anno.
Ma questi giochi mi hanno riflettere. Sull'importanza di assecondare i propri figli ma anche di guidarli. Sulle pressioni dei genitori, sulle scelte effettive dei futuri medagliati, sul riversare le proprie aspirazioni frustrate sulla propria prole. Sui sacrifici delle famiglie, e sul valore della normalità, dell'essere nella media, di avere una quotidianità comune.


Premio Liebster Blog

Cioè...che cosa posso dire? Sono davvero...imbarazzata, con le guance tutte rosse. E onorata e lusingata, etutti i sinonimi che potete pensare, in italiano, inglese e francese.

Grazie millissime a BABBOnline per questo riconoscimento: ti seguo da poco e sto scorrendo in senso contrario il tuo blog con un'ideale macchina del tempo. Sapere che non siamo poi geograficamente lontani mi fa anche sorridere, chissà perché.

Ho qualche problema, data la mia lista di blog che seguo abbastanza corta, ma ecco che ci provo.

Allora, le regole:
  • Segnalare sul proprio sito 5 blog con meno di 200 lettori, evidenziando i link.
  • Lasciare un commento su questi blog per avvisarli del premio.
  • Ringraziare chi vi ha assegnato il premio.
  • Condividere con i lettori cinque cose di sé che le persone non conoscono.
Come dicevo, la mia lista è breve e molti dei blog che seguo sono piuttosto noti e popolari. Inoltre, ho da poco ricevuto e assegnato il 100% Affidabile, per cui...è dura. ma ecco la mia selezione.

Uff. Che scelte. Apprezzo molto l'ottica scientifica e attenta di Cosmic. Il suo non è un blog solo "mammoso". Il gufo e la civetta è una new entry, ma è così...carino. tenero. Pisa&Love, mi piace. saranno i gatti, le fotografie o la vicinanza geografica? Quanto al blog di viaggi, altra recente entry nella mia lista, semplicemente mi piacciono i viaggi ma poi non ho mai il coraggio di trascinare il Piranha dueenne con me, e neanche le risorse economiche, temo. BABBOnline, dad on duty. E ho detto tutto.

E adesso, cinque cose che non sapete di me...o forse le sapevate già?

  1. Adoro leggere ma sono abbastanza monotona. Fantasy e fantascienza, a stra-grandissima maggioranza.
  2. Sono più mipe di una talpa cieca.
  3.  Preferisco la montagna al mare nonostante viva sul mare. Forse perché non sopporto il caldo e giro a mezza manica in inverno(quasi).
  4. Amo molto i fumetti, italiani, americani e manga.
  5. Sono incredibilmente, geneticamente, tirchia.

Banderuola capricciosa

Cioè, ma voi come fate? Chi di voi mamme a babbi ci è già passato...come4 siete sopravvissuti?
Io non credevo che i Terrible Twos fossero veri. Credevo fossero una leggenda metropolitana per spaventare le neo mamme...che ogni bimbo fosse individuo a sé, con il proprio carattere, e che se capriccioso dovesse essere lo sarebbe stato a uno, due o tre anni...non matematicamente a due.

E invece, perdincibacco, il Piranha non ha fatto in tempo a compiere due anni che...BAM! Via alle danze! Intendiamoci, in linea di massima è un bimbo decisamente meno capriccioso di altri, vuoi per fortuna genetica vuoi per ottime basi educative precedenti, vuoi perché la Dea Fortuna ci ha presi in simpatia. Però quando gli prende il momento, reggetevi forte.

Mi spiazza. I normali pianterelli li prevengo abbastanza e in generale riesco a evitarli. Oppure, se sono inevitabili, li gestisco.
Ma il capriccio vero mi lascia lì, non so davvero come comportarmi, perché nulla sembra funzionare.
Resto calma e gli spiego ferma ma pacata come stanno le cose e che urlare e piangere a dirotto non serve a niente. Non ottengo risultati.
Lo metto "in punizione", seduto sul divano a calmarsi qualche minuto. Niente, smette quando gli pare anche secoli dopo.
Alzo la voce e gli intimo che ce ne andiamo subito dal parco/pineta/negozio oppure che gli tolgo il gioco o in generale la ragione del capriccio...e poi lo faccio pure, perché mantengo sempre ciò che gli dico, nel bene e nel male. Nessun risultato.
Se lo fa fuori, in pubblico, ho anche meno pazienza del solito.l

Anche perché spesso è un capriccio "da banderuola". Cioè, un attimo prima non vuole fare una determinata cosa che gli propongo o che gli concedo dopo che lui me l'ha chiesta. Quando io allora gli dico "Va bene, allora andiamo via dato che questa cosa non ti interessa", apriti cielo. Ritornare sui miei passi e concedergli la cosa che un secondo prima aveva rifiutato non mi va, non voglio dargli l'impressione che tutto quel che vuole e dice lui va fatto subito e viene subito soddisfatto. Però...però...

Esempio? Questo pomeriggio in pineta.
Io e La-Metà-della-Mela: "Andiamo a vedere i pony che hanno messo in quel recinto laggiù?"
Piranha: "No, vojio vedere mare".
Noi: "D'accordo". E ci incamminiamo verso il belvedere. A metà strada, il Piranha:"No, vedere fontana!"
Noi:"Tesoro, la fontana l'abbiamo già passata, non volevi vedere il mare?"
Il Piranha piange, poi vede i pony(nel frattempo siam passati accanto al recinto)e si calma. Due minuti dopo:
"Mamma, mare!"
"Va bene, andiamo al mare"
A metà belvedere, sorge un piccolo locale, aperto per gli aperitivi, che dentro ha appeso(e lui lo sa)dei quadri che raffigurano dei cani.
"Mamma, cani!"
"Non vuoi vedere il mare?"
Il Piranha urla e piange.
"Nooo! Cani!!"
"Poi si fa tardi e il mare non lo vedi..."
"Cani!"
":::" E andiamo a vedere questi quadri. Usciamo e vista l'ora che nel frattempo si è fatta c'incamminiamo via dal belvedere per avvicinarsi all'auto.
"No, mare!"
"Tesoro, ormai è tardi, e tu hai scelto di guardare i cani e non il mare. Adesso dobbiamo andare".
Ha iniziato a urlare e a piangere nel bel mezzo della folla.
Gli ho spiegato con voce calma che era stato proprio lui il primo a non voler andare al mare, che gli avevo detto di scegliere e che non si può cambiare idea ogni cinque minuti. Nulla.
Gli ho intimato di smettere di piangere altrimenti saremmo andati subito a casa e niente cani, né giochi né mare né pineta, anche se avessimo voluto concederglieli. E che non si può avere sempre tutto quel che si vuole.
Nulla.
Ha urlato e pianto per mezz'ora.
Certo sarebbe stato più semplice portarlo a ammirare 'sto benedetto mare. ma dopo avrebbe chiesto di nuovo dei giochi o dei cani o della fontana. Lo so, quando gli prende la giornata banderuola è così. E a un certo punto un limite dovremo pur darglielo. Però...

Ho la sensazione di essermi persa un passaggio.

Relazioni sociali al mare

Qualche giorno fa, in spiaggia, si è verificata una situazione che mi ha fatto ripensare a questo post di BABBOnline. Spiego.

Da diversi giorni il Piranha, complice l'assenza mattutina in spiaggia del nostro migliore amico Dardo, ha fatto amicizia con una bimba che ha pressappoco la sua stessa età, una delizia col codino sulla testa che non è indigena, come noi e Dardo, ma arriva dall'entroterra, cioè è Straniera.
Il Piranha e la Straniera passano la maggior parte del tempo a bisticciarsi l'un l'altro i giochi da spiaggia(il secchiello del vicino è sempre il migliore), a giocare con le onde sulla battigia, a sedersi vicini vicini(lui)e a dire che No no non vojio(lei). La mamma della Straniera è una donna piuttosto simpatica e decisamente energica, dato che ha partorito la sorellina della Straniera circa un mese e mezzo fa.
Come lo so? Qui sta il punto.
Il primo giorno ci siamo solo sorrise, scusandoci a vicenda quando la rispettiva prole s'intrometteva nei giochi altrui.
Il secondo giorno due parole di circostanza.
Il terzo, via alle danze. Pappe, sonno, spannolinamento, mare etc etc. Il tutto mentre i cuccioli ormai si riconoscevano e si puntavano col dito l'un l'altro all'arrivo al mare.

Ora, sabato scorso, in spiaggia, la Straniera non era accompagnata dalla mamma bensì dal babbo. E visto che c'era anche La-Metà-della-Mela, io mi son concessa mezz'ora di ozio sull'asciugamano, al sole. Ma li osservavo, naturalmente. Il Piranha e la Straniera giocavano tranquilli e sereni, ma i due babbi se ne stavano fianco a fianco e parlavano solo ognuno con il proprio erede legittimo, mai l'un con l'altro. E dire che La-Metà-della-Mela è un tipo socievole(è da lui più che da me che il Piranha ha appreso a essere così aperto, solare e socievole).

Più tardi, la mamma della Straniera con tanto di neonata ci ha raggiunti. Io e lei abbiamo immediatamente attaccato a chiacchierare. E abbiamo anche preso in mano le redini della situazione, ovvero, gestito la figliolanza più grande in modo che continuasse a giocare assieme. O almeno ci abbiamo provato, per un po'. Non so, come mai?
Certo, è questione di carattere. Devo ammettere che La-Metà-della-Mela è piuttosto attivo nella vita del Piranha e non si fa particolari problemi ad attaccare bottone...ma non con un mono genitore di sesso maschile presente. Altre mamme, o genitori in coppia, gruppi...o se sono presente anche io.
Magari è stato un caso, forse semplicemente l'altro babbo è un tipo riservato.

O forse i babbi hanno meno da dire? La-Metà-della-Mela, ripeto, complice anche la lunga assenza da lavoro per malattia, è piuttosto presente; non si è mai tirato indietro quando si tratta di pannolino o bagnetto(bè, adesso doccia)o di portarlo fuori al mare o al parco giochi...ma magari l'altro uomo sa meno sulla propria bimba, perché tende ad occuparsene meno?
Per le mamme invece credo sia normale scambiarsi opinioni e consigli su cosa dare o non dare da mangiare, sui metodi di svezzamento, di spannolinamento, sulle tecniche per la notte, discutere dei pediatri che non si fanno trovare, delle abitudini da dare ai figli, e poi da un discorso snocciolarne un altro, e passare poi dai bimbi a noi, e parlare di parto, gravidanza, doglie, capoparto, e mestruazioni, e poi i capelli che cadono e le unghie che si sfaldano, e prova questo balsamo, e tu questo rimedio omeopatico, e poi...ciao, ci vediamo domattina in spiaggia. Certo ripeto, il carattere della singola persona, babbo o mamma, maschio o femmina, ventenne o quarantenne, influisce parecchio. E io apprezzo proprio in circostanze la fortuna di avere accanto la Metà-della-Mela che non ha quell'espressione mista di panico e imbarazzo quando è da solo alle prese con il Piranha.

Non è che davvero c'è ancora una certa riluttanza, da parte della categoria maschile, a vivere pienamente, come un arricchimento senza fine, la loro condizione di padre e padre presente, collaborativo, partecipante, che ha un ruolo paritario nell'accudimento e nell'educazione della prole?
Voglio credere di no.
Certo, mentre conosco i corsi pre-parto e pro-allattamento che, oltre indubbiamente a formare su argomenti indiscutibilmente e biologicamente esclusivamente femminili, creano gruppi di mamme che si conoscono almeno di vista per aver condiviso la classe(ho conosciuto così la mamma di Dardo), non sono a conoscenza di gruppi di padri organizzati. E invece leggo sempre sul post di BABBOnline qualcuno che scrive che in Svezia i pappagrupper sono incentivati sin dall'ospedale, e fanno gruppo e partono tutti insieme col passeggino alla volta del parco.

Un'altra visione, decisamente.

Spannoliniamoci!

Ormai è quasi un mese che il Piranha viaggia senza barriera di contenimento. ma non ne ho parlato prima per...scaramanzia. E anche perché ho passato la prima settimana rinchiusa in bagno. ormai ci servivano lì anche i pasti, e dormivo stesa per terra con i piedi appoggiati sul bidet. Poi siamo stati in vacanza, senza pc. Ed eccomi qui, quindi.

Anzitutto devo specificare che il pannolino è stato tolto solamente in fase diurna. Durante il pisolino pomeridiano e la notte viene ancora messo.
Inoltre, qualsiasi cosa vi dica il Piranha, il momento esatto dello spannolinamento l'ha deciso lui. davvero. Giuro.
Infine, onde evitare di tirarmi addosso anatemi di mamme meno fortunate, chiarisco subito che il Piranha è stato bravissimo, e nel giro di 7-10 giorni non si è mai più bagnato o sporcato, e dopo 14 gg ha persino affrontato senza pannolino un viaggio in auto di molte ore. Sappiatelo.

Day One. Dopo giorni di premesse del tipo fargli prender confidenza col suo vasino, fargli vedere quanto sono belle e colorate e simpatiche le mutandine e leggergli a ripetizione la storia di Francesca raccontata in un apposito libro a favore del vasino e contro l'uso indiscriminato del pannolino, ecco che, un pomeriggio, al risveglio dal sonnellino, alla fatidica ingiunzione, "Vieni tesoro che ti cambio il pannolino", la risposta del Piranha è stata:"No'o voglio. Cambio. 'tande". Al che, come non cogliere la palla al balzo?
Mi precipito al cassetto e gli mostro le mutandine. Coi caschetti, con Duffy Duck, con Dragon Ball(!?) e poi con le mongolfiere. Lui batte le mani entusiasta e sceglie quest'ultime. Gliele metto e gli faccio il discorsetto.
"Mi raccomando tesoro, quando senti che arriva la pipì devi fare come Francesca del libro e chiamare la mamma". Sì sì. Stai a vedere.
Dieci minuti dopo fa la pipì sul tappeto. me lo comunica un po' spaurito. "Mamma...bagnato, tappeto, guaio, pipì". Io, calma e serena come un lago di montagna, lo cambio tutta sorridente. "Non importa amore,la prossima volta andrà meglio".
La prossima volta arriva dieci minuti d'orologio dopo. Io, sempre serafica, lui sempre spaurito. "Guaio mamma".
Passa un altro quarto d'ora, e ci risiamo. Piranha mio, ma che fai, due gocce alla volta? A quel punto, e lo giuro su tutto quello che volete, il Piranha scoppia in pianto e mi dice"Mamma, più. basta 'tande. Pannolo".
Che dovevo fare? Ho tenuto duro e gli ho spiegato che ormai era un ometto da mutandine, e non ci saremmo più messi il pannolino se non la notte.
Lui, povero, è rimasto inquieto e nervoso tutto il giorno, ma a forza di chiedergli ogni cinque minuti se gli scappava e di portarlo ogni mezz'ora sul vasino, alla fine ha fatto la pipì sul vasino. Noi l'abbiamo festeggiato con una partecipazione che nemmeno alla vittoria dei Mondiali. Abbiamo telefonato a tutti i parenti, producendoci in acclamazioni sentite, suonato le campane e le vuvuzelas, messo gli striscioni da stadio al terrazzo. Il Piranha invece è stato freddo come la neve, e ha continuato a lagnare che voleva il pannolino. Mi ha un po' spiazzato. Ero quasi tentata di tornare sui miei passi, dal giorno dopo...

Day two. Per fortuna il Piranha si è svegliato colmo di entusiasmo. Si è scelto le mutandine e ha scoperto che il vasino gli piaceva assai. Così tanto che ha iniziato a volerci andare ogni cinque minuti, a guardare la lavatrice che centrifuga, oppure con me seduta lì a leggere libri o a raccontargli storie. Morale: ha continuato a pisciare sul tappeto fino a sera, ma il resto del tempo l'ho vissuto in bagno. A sera, però, ha centrato il vasino sia con la pipì che con la cacca. Si son ripetuti i gran festeggiamenti, e baccanali.

Day three, four and so on. Per una settimana abbiamo ripetuto la vita di clausura in bagno, con tanto di biblioteca trasferitasi lì per noi e centrifughe a vuoto fatte fare alla lavatrice per intrattenere il fanciullino. Poco ecologico, scusatemi, ma è durato solo una settimana. Io ormai vivevo seduta in bagno accanto al vasino. Un'esperienza un po' decadente, un po' surreale.

Day eight and so on. La situazione è considerevolmente migliorata. A volte faceva ancora qualche falsa partenza, tipo avvisarmi senza poi produrre. però in linea di massima aveva afferrato il meccanismo. Una sola volta ha deciso di far pipì fuori nei pantaloni, Era lunedì di mercato, ed era la prima volta che mi sentivo abbastanza sicura da portarlo fuori. Fino a quel momento, con l'eccezione del mare, non eravamo più usciti. Ero armata di ben due paia di pantaloni e tre di mutande, ma quando si è bagnato mi sono resa conto che non si è mai preparati a tutto:avevo dimenticato i sandali di riserva! Si è bagnato anche quelli, ovviamente. Non sono riuscita a trovarne un paio di emergenza al mercato o all'emporio vicino, ed eravamo in bicicletta, senza passeggino. Il che ha significato portarlo in braccio o sul seggiolino della bici per il resto della mattina, visto che non poteva certo girare scalzo per strada. Ma a parte questo e qualche altro rarissimo incidente, ormai il Piranha avvisava per tempo. E così ci siamo decisi a partire per le nostre vacanze. Ed era il day 17th.

Day 17th. Viaggio in auto senza pannolino. Partenza ore otto e mezzo, arrivo ore sedici. fate il conto. Ma il Piranha è stato bravissimo. All'inizio l'ha trattenuta pur di non farla in strada. Ho una foto di lui sul vasino in un'area di sosta in autostrada. le comiche. Poi, all'autogrill, nell'area verde, era come avere un cane. ha girato tutto il prato, ogni cespuglio e ogni albero, prima di decidersi a far pipì dietro a un pitosfero. D'altronde non volevo mettergli il pannolino per questo viaggio, temevo di ritornare indietro al day one. ma insomma, è andata stra bene. Anche perché, con il suo mal d'auto, comunque sia la pipì sarebbe decisamente stata la macchia più facile da lavar via. E ho detto tutto.

In conclusione, adesso il Piranha viaggia con le mutandine. E non sgarra mai da tanti giorni. Andiamo fuori e lui si trattiene anche diversi minuti se gli spiego che siamo in un posto dove non può farla in nessun caso. Siamo stati davvero fortunati. Ed è fortuna, perché onestamente non abbiamo adottato alcuna strategia particolare o miracolosa. Sì, gli abbiamo mostrato vasino e mutandine e spiegato cos'erano in anticipo. E sì, quel primo pomeriggio fu lui a volerle, ma io avevo già deciso di toglierlo il giorno dopo. E l'avevo deciso a priori, perché lui non mi aveva dato alcun indizio che era pronto al passaggio. Non è che già mi avvisava della cacca, per esempio. No. Ma la prima estate dopo i due anni non si può mancare l'appuntamento con la storia.

Che dire? E' andata di lusso. Ogni tanto ci capita. Bravo Piranha.

100% Affidabile

Cosmic Mummy mi ha fregiata di questo premio, e io non posso che sentirmi grata, un po' in imbarazzo, e anche felice.
Sono andata a leggermi il regolamento di quest'iniziativa, e ho trovato l'idea di questa sorta di catena di Sant'Antonio, per dirla come Cosmic, davvero carina. Certo scegliere non sarà facile, anche perché comunque sia non seguo un numero eccessivo di blog...ma dovrò fare una selezione. Ci ho pensato su parecchio...poi sono stata sopresa dall'impegno spannolinamento(ho vissuto in bagno per tre giorni, poi ne scriverò) e dalle vacanze(finita la chemioterapia, finalmente!), ed eccomi con quasi un mese di ritardo a riprendere le fila di quest'iniziativa.
Dunque, perché ho deciso di scrivere questo blog? Avevo motivato la mia scelta già nel primo post, ma sintetizzo: la gravidanza mi ha messo di fronte a una nuova me...non mi sentivo più solo donna e compagna ma anche mamma...non ero certa di essere pronta, e di riuscire a far spazio a questa terza, esigente, importante, massiccia e prepotente parte di me. Tutt'ora non sono ben certa di aver trovato quest'equilibrio. Il blog mi aiuta a riordinare i pensieri, a fissare i ricordi, a occupare il tempo(poco)libero che ho.

E adesso, rullino i tamburi...

"Dichiaro che i blog seguenti da me scelti rispettano le 5 regole del Premio "Il Blog Affidabile"  disponibili a questa pagina http://www.gliaffidabili.it/a/altro/il-premio-il-blog-affidabile . Sono pertanto una risorsa utile per gli utenti della Rete e meritevoli di essere conosciuti da un pubblico più ampio".

http://pisaendlove.blogspot.it/

http://cosmicmummy.blogspot.it/

http://qualcosastacambiando.blogspot.it/

http://www.volevofarelarockstar.com/

http://aspettandogiulia.blogspot.it/

Ho lasciato fuori tre o quattro deliziosi blog che però sono conosciutissimi. E ho ripremiato Cosmic, perché il suo è quello che leggo con più interesse. Mi sono concentrata sulla mia lista "mammosa", tralasciando blog di altro genere. Tra l'altro, è una lista, quella mammosa e quella non mammosa, che necessita di un aggiornamento.

Grazie ancora a Cosmic per avermi segnalata, mi spronerà a essere più presente d'ora in poi!

Due anni

In realtà, hai compiuto due anni lo scorso 29 maggio. Ma io non sono una persona puntuale. E inoltre ammetto che non sapevo bene come avrei festeggiato quest'evento, qui sul blog.
La cosa che mi ha colpito di più, bè...è quanto sei cambiato e quanto sei rimasto lo stesso, in 24 mesi. Può sembrare assurdo, ma è così.
Che sei cambiato, è più che ovvio. Lapalissiano, direi.
Sei cresciuto, sai correre e salire e scendere le scale, arrampicarti sulle sedie, dormire nelle posizioni che farebbero impallidire un maestro di yoga, tenti di fare le capriole.
Tieni in mano le cose, e le lanci(ma non si fa), disegni, manipoli, distruggi, ricrei, impili, metti in fila, spingi, tiri, pieghi, apri, chiudi, t'impicci, t'intrufoli, ti agiti.
Parli, non stop, mai. Dal risveglio all'addormentamento. Parole sensate, qualche verbo, vocaboli intraducibili al resto della popolazione mondiale. Ma anche quando non sai che dire parli lo stesso:sillabi, mugoli, borbotti, strilli, ridacchi, urli, sussurri, tossisci, russi(per finta). E a volte parli persino nel sonno.
Dormi. Morfeo ha infine vinto la battaglia. Dormi. Tutta la notte. E ti addormenti in solitaria nel lettino. Due coccole e via.
Però, e dico però, sei sempre lo stesso.
Abitudinario. Ogni aspetto della tua vita segue rituali precisi, dal risveglio alla pappa alla spremuta, dal gioco al bagnetto, alla nanna, agli orari. Tutto "va fatto così e cosà", e qualsiasi cosa nuova turba un pochino. Però, se la cosa nuova entra in vigore per pochi giorni di fila, diventa immediatamente abitudine, e guai a tornare indietro.
Socievole. Da solo proprio non giochi. La timidezza non sai cos'è. Bimbo, Bimba! E via, a corrergli incontro, sorrisone, un "Chiami?"(Come ti chiami, in italiano), seduti accanto e via. E se il bimbo ha un anno, due o dieci, non importa. Non vuole? Problemi suoi, tu insisti. E con gli adulti fai cabaret. Sorrisone, risolino, paroline tirate a caso, per raccontare all'adulto in questione la tua ultima avventura, e poi dici come ti chiami, e quanti anni hai, l'adulto puntualmente si scioglie e tu sorridi angelico. Il nostro macellaio M. si scioglie ogni volta che ti vede. "Mizio! Ciccia buona!" Lo saluti ogni volta. Abile politico, sei.
Attivo e vispo. Mai stato uno di quei bimbi che se ne stanno seduti quieti, o ancor prima, buoni nella carrozzina e nella sdraietta col loro giochino. mai stato, mai lo sarai.

Ti aspettano ancora tante cose, nella tua vita.

Io e il tuo babbo possiamo solo augurarti, come faremo a ogni tuo compleanno, di avere una vita lunga, sana, piena di gioie e di soddisfazioni. Ti auguriamo di essere sempre in pace con te stesso, appagato, e felice, per quanto la vita ce lo permetta. Ti auguriamo di trovare la tua strada, e di seguirla con sicurezza e convinzione fino in fondo. E ti diciamo che quando arriveranno le noie, le seccature, le prove e i dolori che purtroppo la vita inevitabilmente mette davanti a tutti, allora questi ti renderanno più forte, pi resistente, più consapevole di te e del tuo valore.

Ti assicuriamo che il nostro amore sarà una costante, nella tua vita, e non ti mancherà mai, nemmeno quando arriverai ai quindici anni e vorresti invece che sparissimo e ti lasciassimo in pace. Nemmeno adesso che entri nei terrible two years e i capricci si sprecano.

E permettici, nell'immediato, di augurarti, e di augurare anche a noi, che tu impari presto a usare il vasino.

L'onore e l'onere

Si fa presto a parlare di compiti del genitore.
Con il Piranha quasi dueenne ai compiti prettamente "Pratici" vanno sempre più affiancandosi ed affermandosi quelli "Astratti".
Quelli Pratici riguardano ovviamente tutto quello che è cura e igiene della persona, a partire dal pannolino passando per il naso colante, il neonatale rigurgito schifoso, le mani sporche da tocco tutto e metto in bocca per finire al bagnetto, e ultimamente al lavaggio denti e alla cura della chioma. Poi ovviamente il problema di approviggionamento alimentare, che include i mille e uno stratagemma(puntualmente falliti tutti) per fargli assaggiare cibi nuovi, specie verdure e frutta, e i paletti da mettere su quello che ancora non può(o comunque preferisco che non)mangiare. La nanna, e l'abbigliamento.
Cose Pratiche, appunto. Fin qui, più o meno, è tutto semplice. A parte qualche piccola effrazione nonnesca(tipo porzioni alimentari o biscotti fuori pasto) sulle quali si può agilmente chiudere un occhio, la faccenda è relativamente semplice. A volte si scala un Everest di capriccio, o altre volte si affrontano tanfi nauseabondi con coraggio dantesco, ma vabbè.

Sono le cose Astratte che mettono in crisi i genitori. Cose tipo:Educazione, Regole, Valori, Principi, Indipendenza. Con tutto il corollario fatto di "Sì" e "No" e insegnamenti morali, indottrinamenti più o meno velati e più o meno volontari, questo sì e questo no, oddio farò bene, faremo male, quale sarà la cosa migliore?

Anzitutto devo confessare che sono fiera di me e della Metà-della-Mela, sotto questo punto di vista. Complice la sua presenza fissa in casa da un anno a questa parte, vista la mutua, va a finire che l'educazione e la crescita del Piranha lo vedono molto coinvolto. Ma non solo. Fino ad adesso, ci siamo trovati d'accordo, in linea di massima, sui No e sui Sì, e non è mai, e dico MAI, capitato che un mio No fosse da lui trasformato in Sì e viceversa. Magari qualcosa da lui fatto o non fatto, detto o non detto, non mi è piaciuto, o viceversa, ma ne abbiamo parlato tra di noi in privata sede. Una sede che una volta, complice la presenza del letto matrimoniale, era destinata a ben altro uso, e che adesso invece viene utilizzata per discussioni di alta pedagogia. E vabbè. Fin qui i compiti, Pratici e Astratti, son stati equamente divisi(allattamento al seno a parte, ça va sans dire), ed è una cosa che mi soddisfa parecchio. Il Piranha è molto appiccicoso con me, ma si trova davanti due persone egualmente capaci di farlo giocare o di sgridarlo o di porre paletti. Non c'è un genitore ludico e uno severo, uno a cui guardare per le coccole e uno per l'autorità. Almeno fin qui, allo sbocciare dell'era dei capricci.

Quel che mi ha attratta del tema di questo mese, sono state due parole: indipendenza e responsabilità.
L'indipendenza del Piranha si fa ogni giorno più manifesta. Qualsiasi gesto o incarico, sia o meno alla sua portata, vuole essere svolto in autonomia. Lavarsi i denti, pettinarsi, salire le scale,dar la pappa al gatto, trasportare la sedia fino al lavandino per potersi lavare, macinare il caffè, aprire e chiudere la porta etc. Ciò però da' adito a capricci, perché naturalmente questo afflato d'indipendenza si traduce in un: Faccio come mi pare. Ovviamente non è possibile.
Secondo me, il compito del genitore sta nell'incoraggiare il più possibile autonomia e indipendenza pur mettendo, allo stesso tempo, pochi paletti flessibili e una certa quantità di muri inamovibili, in modo che quest'indipendenza abbia un limite, che si capisca che la propria persona finisce dove inizia qualcos'altro, che adesso è l'autorità di mamma e babbo ma dopo sarà il rispetto per l'altra persona e per le regole del vivere civile. Perciò, cerco di avere rispetto della sua personalità e delle sue decisioni: per questo, per esempio, non lo costringo a mangiare. Certo, le verdure fanno bene, e continuo a cercare modi alternativi al passato di verdura per fargliele mangiare, ma non mi sento di instaurare una regola che dichiara: si mangia un cucchiaio di tutto per forza; chi sono io per non rispettare quella piccola persona in divenire che è mio figlio? Va da sé, tutto però si assaggia, almeno. Altrimenti, per punto preso, è un capriccio e basta.
Per questo, lo incoraggio a finire i compiti che si è accollato anche quando magari a metà si stufa o si stanca, e mi sorride e dice "Mamma", come a dire:"Finisci tu". Esempio tipo? Mangiare con la forchetta. L'ha voluta alla disperazione, ma a metà pasto si scoccia e vorrebbe tornare a essere imboccato, il pigrone. O a mangiare con le mani. E invece nada, finisci la carne con la forchetta da solo.
Ovviamente non son tutte rose e fiori, e nonostante i buoni propositi, capita che mi arrabbi, che perda la pazienza, che conceda uno strappo a una regola, che alzi la voce o sbagli o discuta qualche minuto con la Metà-della-Mela vicino al Piranha, ahimè. Anzi, probabilmente molte delle regole che cerco di dare sembreranno sbagliate ad altri genitori, e magari lo sono, sono umana e fallibile come tutti. Ma me ne prendo la responsabilità.

Responsabilità, appunto. Quali sono le responsabilità dei genitori? Avere cura dei figli, ovvio. Ma quella che fa più paura è la responsabilità di avere per le mani persone in potenza, in attesa. Hanno già una loro personalità, ma buona parte del loro valore futuro, etico, sociale, caratteriale, concreto, scaturirà da come noi avremo impostato la loro crescita. Buona parte, non tutto. Non tutto ciò che di positivo e di negativo ha una persona deriva dalla sua educazione, per me. Ma è comunque un bel peso. Per questo ci si chiede di continuo se stiamo agendo bene o meno. Ci si consulta con i nostri, di genitori, o tra amiche, o in rete, sui blog per mamme, sui siti riguardo ai bambini, si cercano manuali, si comprano libri, si ascoltano le storie degli altri e ci si sforza di pensare alla questione da ogni aspetto, logico, razionale, emotivo, sensoriale, che spesso poi non vanno d'accordo tra loro. La cosa fantastica e terrificante allo stesso tempo è che non esiste un vero e proprio metodo univoco per tutti. Al di là di qualche cosa di buon senso(del tipo, non insegnare i mille e un modo per assassinare una persona o frodare il fisco), il resto è tutta improvvisazione personale. Bel casino.

Si ha l'onore e il privilegio, e il fardello, di assistere alla crescita di una persona. Un individuo staccato da noi ma dipendente da noi in molte cose. Prima molto fisicamente e meno emotivamente, poi la proporzione cambia e s'inverte. Noi siamo l'autorità e l'esempio. Della serie, levati le dita dal naso che il Piranha ti guarda.
Sotto questo punto di vista, forse, sono loro che educano noi, perché - spero - ci spronano ad essere migliori, nelle piccole e grandi cose, perché lo sappiamo che ci guardano, ci ascoltano, e ripetono, e imitano.
E' una gran bella sensazione di appagamento quando lo vedi andare incontro fiducioso agli altri bambini, socievole e allegro. Pensi, lo avrà appreso da noi, glielo avremo insegnato noi, trasmesso noi, mostrato noi.
E quindi vogliamo essere ancora migliori. Essere un buon esempio, perché lui abbia solo valori positivi da assorbire.
Cresciamo con lui. Miglioriamo per lui.

Favoloso.

Questo post partecipa al Blogstorming.

Scambio d'identità

Cioè, ma ancora? E' da quando aveva pochi mesi in carrozzina che lo scambiano per una bambina.
"Ma che bella bambina!" Facevano vecchiette e passanti.
"Grazie, è un maschietto..." Ribattevo io sorridendo.
"Proprio bella questa bambina!" Perseveravano.
"Grazie ma, ehm...è un maschio." Cercavo di chiarire con tatto.
"E come si chiama quest'amore di bambina?" Chiedevano imperterrite e impenitenti.
"*******." Col tono di "Ah! E adesso?"
"Allora è un maschietto!" Stupore massimo.
"Già." Sto cercando di dirvelo da un'ora.
"No, è che è così bello che sembra una femminuccia..." Ma perché, i maschi son tutti degli scorfani? E poi, se ha la copertina e le lenzuolina celesti...intendiamoci, non che io sia per l'azzurro a ogni costo, anzi. Ho sempre cercato di limitare il blu e l'azzurro nel suo guardaroba, ardua impresa, tra l'altro. Quando è nato avevo portato con me tre completi, uno bianco, uno verde mela e uno giallo pastello. Tiè. Però è anche vero che i neonati non si distinguono. Se vestite un lattante di bianco e lo piazzate in mezzo a una piazza, avrete dieci persone che credono sia maschio e altrettante che sia femmina. per cui cercavo magari di mettergli qualcosa di tradizionalmente maschile, tipo lenzuola bordate di celeste, oppure calzini blu e azzurri senza trine, o anche, ogni tanto, tutine blu o azzurre.

Passano i mesi, e adesso il Piranha sta per compiere due anni. Cioè, adesso si distingue. O no?
"Guglielmo, fa' passare la bimba, vedi che vuol salire sullo scivolo?"
"Che bella bambina! E quanti anni fai carina?"
"Desiderata, lascia giocare la bambina!"
"Che belle guanciotte che ha questa bambina!"
"Augusta, guarda, c'è una bambina come te! Vai a giocare con lei!"
"Gennarino, no! Lascia giocare anche la bimba!"
"E come si chiama questa bimba così carina?"
Al che, ovviamente, tutti si zittiscono e poi escono nella solita frase.
"Ah, scusi, ma sa...è così bello che sembra una bambina."
Va bene, grazie del complimento, son contenta che lo crediate un bel bambino...ma che diamine vuol dire? Le femmine son tutte angioletti divini e deliziosi, e i maschietti invece son dei rospi in attesa del bacio? Che poi, dico, magari chi esce in questa frase dai misteriosi significati, spesso ha a sua volta un figlio maschio che sta giocando a due passi da noi. Allora il tuo è un mostriciattolo? Che cavolo vuol dire!

Che poi, a parte che adesso si distinguono, anche in viso, secondo me...ma sia pure. Il fatto è che a 23 mesi l'abbigliamento non lascia più spazio agli equivoci, come poteva succedere da neonati. A quest'età, gli indumenti son già nettamente distinti. Con mio grande rammarico, è difficilissimo trovare pantaloni o felpe o magliette stile tuta da ginnastica che non siano blu-grigie (Tristissime!!!! Abolitele! facciamo un referendum?)o al massimo verdi. Le magliette o le felpe hanno quasi tutte stampe stile college inglesi, con scritte e finti stemmi. I pantaloni spesso hanno bande laterali come le vere tute da ginnastica. Sono praticamente banditi altri colori, con l'eccezione del rosso(ma spesso associato al grigio o al blu). Fanno eccezione solo le t-shirt: l'anno scorso, per il suo compleanno ci hanno riempito, e ce n'erano di gialle, arancioni, rosse, azzurre, verdi...
Il punto è:quale genitore vestirebbe la propria bambina con jeans classici blu senza neanche un orlo o una gala, scarpe da ginnastica anonime marroni, e una classica felpa stile college con cappuccio blu e grigia, magari col suo giacchetto di pelle sopra? Ho notato che per fortuna ci sono bambine vestite in jeans e maglia, ma anche qui non si è resistito ad avere magari sulle scarpe da ginnastica nere un piccolo strass o un fiocchetto, o una banda rosa pastello sul lato dei jeans, o una stampa floreale chiara sulla maglietta grigia...insomma, la femminilità salta sempre fuori. E perciò, tornando a monte, non distingui? Per carità, è un equivoco da poco, che fa sorridere, però mi fa ugualmente pensare.Visto che per recuperare maglie diverse da quelle stile college(ho trovato a un banco del mercato che vende merce a stock una maglietta primaverile verde bosco con una stampa di alberi, e ho ballato la Waka-waka lì seduta stante.)o tute che non siano blu o grigie(Evviva Decathlon! Lì ho trovato il verde acceso della sua infanzia!), mi fa sorridere che nonostante tutto lo scambino per una femmina, e solo perché ha un bel viso.

Passioni


Buona Pasqua. Speriamo che Pasquetta domani preveda un tempo e un clima più miti.
Colgo l'occasione di questa serata tranquilla per mettere per iscritto una riflessione che mi ha colto qualche giorno fa.

Come tutti, anche io ho i miei hobby, passatempi, e grandi passioni.
Amo svisceratamente leggere, per lo più libri fantasy o di fantascienza. Leggo anche fumetti, per lo più manga ma anche americani o italiani, e di svariati generi.
L'altro giorno(tipica espressione locale per indicare un periodo di tempo compreso tra l'altro ieri e due secoli fa)sono stata alla mia fumetteria di fiducia, e siccome non ero di fretta ed ero sia husband-free che child-free, mi son dilungata in chiacchiere col proprietario. Ed è scappata la battuta circa una certa serie a fumetti mooolto lunga. E ci siamo detti:"Di questo passo farà prima il Piranha a imparare a leggere che l'autore a terminarla".
Poi, sola, in auto, ci ho ripensato.
Chi ha detto che il Piranha sarà un avido lettore come me? Che gli piaceranno nel caso i fumetti che leggo io?
Chi ha deciso che vorrà vedere al cinema ogni film fantasy o di fantascienza?
Che sarà appassionato di moto come La-Metà-della-Mela, o che da grande leggerà Harry Potter e il Signore degli Anelli, ascolterà musica celtica, verrà con me al Lucca Comics, sarà un devoto di giochi di strategia e di simulazione?
O che sarà un fanatico dell'informatica come il nonno, o un brillante e dedito cuoco come la nonna?

Mi chiedo, quanto delle nostre passioni ci viene trasmesso geneticamente, o per osmosi nell'ambiente familiare? Mio padre divora libri e fumetti come un coniglio le carote. A mia mamma piace parecchio, ma lei predilige gialli. Quando ho imparato a leggere a cinque anni avevo già un fratello di dodici che andava a scuola, studiava e leggeva leggeva e leggeva. Era ovvio che sarei diventata pure io un'appassionata o è una questione anche di indole, di predisposizione genetica?

Oppure ai figli si fa il lavaggio del cervello? Qualche sera fa, ho messo un cd in salotto, ed era la colonna sonora de Il Ritorno del Re. Scherzando, ho scritto su FB che i bambini vanno plasmati fin da piccoli. Ma quanto questo è uno scherzo?

Certo, mi commuovo già all'idea di condividere con il Piranha le cose che amo di più. M'immagino già, tra qualche anno, leggere assieme un libro, oppure parlare del medesimo titolo. Andare assieme al cinema godendoci alla pari lo stesso film. Giocare vicini sul divano all'ultimo videogame della saga di Final fantasy. Scambiarci i fumetti, e poi salutarlo perché se ne va al Motorshow col suo babbo.
Ma non voglio legarlo. Non voglio modellarlo. Se dovesse adorare il punk, anche se io lo detesto, andrebbe bene. Se preferisse giocare a scacchi, o a carte, o andare sullo skateboard, o imparare la meditazione orientale, mi andrebbe bene comunque. Mi ferirebbe molto non condividere con lui il mio amore per la lettura, anche perché penso che sia oggettivamente una gran perdita personale, non amare i libri. Però andrebbe benissimo lo stesso.
Ma come fare? Posso incoraggiarlo a provare cose diverse e variegate, ma allo stesso tempo in casa nostra, con una certa musica di sottofondo, una schiera infinita di tomi sulla libreria, la spada medievale appesa al caminetto, le visite a tutta una serie di sagre e feste a tema, gli argomenti di conversazione di un certo tipo tra me e La-Metà-della-Mela..., è difficile non assorbire. O no? Dopotutto, quando si tratta di principi educativi e valori morali, ho sempre saputo, sentito dire, e anche sostenuto, che quel che conta di più, che forma di più, è l'esempio della propria famiglia.
Quindi?
Quale è la proporzione tra inclinazioni naturali e instradamenti più o meno consapevoli?
Se ci penso inizio a sentirmi un po' di pressione addosso.

Bagno, acqua, mare e piscina.


E così, abbiamo portato il Piranha in piscina. Uno penserebbe che l'acqua sia l'habitat naturale per un bimbo così soprannominato. Invece la storia del rapporto Piranha-acqua è costellata da diverse false partenze.

Da neonato il bagnetto era per lui fonte di crisi di pianto. Bastava che si accorgesse dello spostamento tattico del fasciatoio dalla cameretta alla stanza da bagno per mettersi a urlare, e non smetteva finché non era asciutto, impannolinato, vestito, messo in diversa stanza e il fasciatoio non fosse ritornato alla sua giusta collocazione.l Roba da carabinieri. nel senso che temevamo che i vicini li chiamassero. "Scusi, quella giovane coppia che abita sopra di me sta ammazzando il figlioletto". Per dire.

Verso i 4-5 mesi la cosa ha iniziato a migliorare gradualmente. I pianti son diminuiti e infine sono cessati, il sorriso è apparso, e alla fine il bagnetto è diventata cosa gradita. Ludica anche. meno male.

L'estate scorsa, grande abbastanza in quanto unenne e passa, abbiamo incontrato il mare, questo grande e salato sconosciuto.
Amore al primo sorso. Meno male che non abbiamo conosciuto anche la salmonella e vari virus gastro-intestinali, consequenzialmente.
Sguazzava, rideva, beveva, si tuffava sott'acqua, e voleva giocare solo seduto col sederotto a mollo.

Quest'inverno, inspiegabile passo indietro. Visto che la vaschetta non lo conteneva più, provai a fargli la doccia(quella abbiamo). Niente. terrore. con le porte chiuse né con le porte aperte e nemmeno assieme alla sua mamma. Ok, niente panico. Abbiamo comprato una tinozza per i panni adatta a lavare i vestiti di un gigante. Il Circo Orfei ci ha lavato il tendone. Tuttavia, anche se non piangeva, non voleva saperne di sedercisi. Faceva il bagno in piedi, inondando me e la stanza da bagno. E rischiando di scivolare. Non ho mai capito perché, considerando quanto aveva amato starsene immerso fino al collo e addirittura tuffarsi sotto al mare.

Ma adesso finalmente quest'ultima mania/fobia è passata. E così arriviamo alla piscina.
Prima ho convinto La-Metà-della-Mela ad andare, che così si rimette un po' in forze e si ritaglia un'oretta per sé(da quando è iniziata questa storia della malattia, ovviamente e giustamente, abbiamo vissuto incollati, prima per via del ricovero, delle terapie e del recupero fisico, e adesso che sta meglio semplicemente perché non lavora e abitiamo insieme...ma ?). Poi mi sono anche autoconvinta. Sì, perché a me la piscina non piace. La preparazione prima è troppo lunga(borsa con cambio, ricorda le monetine per il phon, e le ciabattine, la busta extra dove riporre costume e cuffia bagnati, fermacapelli asciutto per sostituire quello che indossi in vasca, eccheppalle...), gli spogliatoio son più caldi della bocca dell'Etna in eruzione, e poi la doccia dopo, e asciuga i capelli e vestiti mentre sei ancora umidiccia e sudaticcia...Ma tant'è. Mi autoipnotizzo e andiamo.

Il Piranha ha la sua borsa personale con tanto di fauna marina(un must negli ultimi giorni, diventerà un biologo marino). Nella mia borsa già stra carica aggiungo un asciugamano da stendere sul fasciatoio pubblico, e poi il suo delizioso poncho accappatoio coordinato ai mini boxer(Tom&Jerry rule!), pannolino di ricambio, shampoo apposito e si va.

L'impatto con lo spogliatoio?
"Mamma, p'ura!" Tradotto:mamma, paura.
E quando lo spoglio, gli metto il costumino e ci avviamo?
"Mamma, p'ura!"
E quando arriviamo alla vasca bassa e calda per i piccoli?
"Mamma, p'ura!"
E così io entro e La-Metà-della-Mela me lo passa. E il Piranha mi si avvinghia al collo tipo boa costrictor. E io lo faccio saltellare, e gli sorrido, e faccio gli schizzi con le manine, e tiro fuori tutti i suoi giochi, lo squalo, la foca, il granchio e il pinguino. Niente. Non ride, non si stacca, non si muove. Pazienza, mi dico, lo porto via. Esperimento fallito.
Ma poi, altri bambini, più grandi, iniziano a battere i piedi e sollevano un muro di schizzi, ridacchiano e gli vanno vicino. E lui ride e ride, e si rilassa.

E si comincia a sguazzare, e poi a battere anche lui i piedi. E poi tira lontano il pinguino o il granchio, e ci tuffiamo per riprenderlo. Gioco con lui a schizzare l'acqua con le manine. E quando alla fine lo convinco a uscire e torniamo nello spogliatoio, fa la doccia con me senza protestare. Poi, da vero maschio, è pronto prima di me e mi aspetta fuori con il suo babbo mentre io mi asciugo e mi vesto.

E anche la seconda volta va benone, così mi procuro braccioli(e finalmente smetterò di fare pesistica anziché piscina)e sandaletti(non intendo coltivare funghi). E pregusto già l'estate che sta arrivando, e i bagni al mare. E quest'anno ci sarà anche La-Metà-della-Mela.

E il Piranha, adesso, finalmente, apprezza a pieno il suo habitat naturale, l'acqua.

Prospettive


Tra poco sarà la festa del papà. L'anno scorso, scrissi un biglietto alLa Metà-della-Mela da parte del Piranha. Quest'anno sto organizzando un vero e proprio regalo da parte sua, anche se non posso ancora scriverlo qui, naturalmente. L'avvicinarsi di questa festa mi fa un po' riflettere. Mi sono resa improvvisamente conto di quanto il mio punto di vista nei confronti della vita, a tutto tondo, sia stato modificato dall'esperienza della maternità. prendiamo la festa del papà, e poi della mamma. Prima eran sempre stati eventi in cui ero io a dare e ad augurare. Adesso mi ritrovo dall'altra parte. 'è qualcuno per cui sono "mamma" e che quindi mi festeggia. Una sensazione più esaltante di avere il proprio compleanno fatto festa nazionale. Certe canzoni adesso parlano di me, come mamma. Prima no, potevo solo ascoltarle e dedicarle. Per dire, Bennato, Viva la mamma.

E poi l'approccio pragmatico, chiamiamolo così. Son sempre stata piuttosto suscettibile riguardo a determinati atti di maleducazione se non addirittura d'inciviltà. Per esempio mi ha sempre dato fastidio il "parcheggio selvaggio", quando posteggiano in pieno passo carrabile o peggio, nei posteggi riservati ai disabili. Adesso però la faccenda ha raggiunto gradi di sensibilità maggiori, e noto cose che magari prima non notavo. per esempio, mi ribolle il sangue quando noto auto posteggiate non solo lungo strade dove non si può parcheggiare a prescindere, ma oltretutto messe con le ruote sopra al marciapiede e addirittura davanti alle striscie. Così io, col passeggino(ma penso anche alle persone diversamente abili sulla sedia a rotelle, per dire), devo scendere dal marciapiede, affiancare le auto in sosta camminando praticamente in mezzo alla strada, per raggiungere finalmente le benamate striscie e attraversare "in sicurezza". Sicurezza un paio di...
Oppure, adesso che hanno inventato i posteggi rosa al supermercato, c'è sempre qualche metto buon'anima che ci lascia l'auto perché sono i più vicini all'ingresso ed è più comodo. No, dico, hai il pancione? Hai un bambino neonato in carrozzina? No! E allora lascia il posto, brutto cafone! Puoi benissimo camminare qualche metro in più, tu, ometto canuto che non saprà mai quanto sia noioso camminare stile pinguino quando non riesci nemmeno a vederti i piedi dal pancione.
E l'inciviltà al parco giochi? Dico, già è maleducazione e fonte di enorme fastidio quando i proprietari di cani non raccolgono i frutti della fatica intestinale dei loro beniamini(amo i cani, loro si limitano a svolgere una normale funzione fisiologica, spetta ai padroni provvedere, dato che son dotati di pollice opponibile e sacchetti appositi)...ma poi proprio a un passo dalle altalene li devi portare? Cavolo, il parco è largo un chilometro, portali all'estremità opposta, non a mezzo metro dallo scivolo!

E anche le prospettive emotive sono diverse. Certi film, o peggio, certi fatti tragici di cronaca che coinvolgono bambini, mi hanno sempre colpito. Ma adesso li vivo con intensità dolorosa, con un nuovo livello di coinvolgimento. E anche le emozioni positive sono più potenti. Saranno ancora gli ormoni? Mi commuovo facilmente, per un bacio, un abbraccio, o quando il Piranha impara la parola "Amici", sostantivo plurale di meraviglioso significato, e me lo immagino adolescente e poi adulto, in mezzo a una piccola compagnia di amici fidati, anche solo tre o quattro, ma veri e profondi come i miei.

Le prospettive sono diversissime, da 21 mesi a questa parte, e non solo quelle economico-materiali. La maternità mi cambia ancora, quotidianamente, perché la me stessa mamma e di conseguenza la me stessa donna, mutano ed evolvono assieme al Piranha. Quel Piranha vivace e mai fermo, e adesso neanche mai zitto, che a quanto pare mi ha sconvolto la vita più a fondo di quanto una s'immagini quando ancora è pancia-dotata.

Bianco, Freddo...Neve!


Il Piranha ha conosciuto la neve per la prima volta. E il bello è, lo ha fatto a casa sua. Senza nemmeno uscire dalla porta d'ingresso.
Spiego.
Abito in Toscana e sul mare, perciò la neve non è una cosa così comune, qui da noi.
Ultimamente, clima pazzo, ha nevicato almeno una volta a inverno, ma nei miei ricordi è un evento più che eccezionale. La neve ci emoziona, ci fa dire, "Che bello, la neve!", anche se poi la parte pragmatica di noi mugugna perché i disagi da queste parti sono tanti e troppi. Non siamo attrezzati, per la neve. La prima nevicata recente, ero incinta, ed era anche il primo giorno di corso pre parto. Una goduria. Comunque, il Piranha c'era ma non c'era, di certo non se l'è goduta.
la seconda nevicata, aveva meno di sette mesi. L'ha guardata un po' perplesso dalla finestra ed è finita qui.
Stavolta, anche se ho deciso di non portarlo fuori(Sono raffreddata e fa un freddo polare! E poi scivola!), non mi andava che se la perdesse. Così, l'ho vestito da eschimese e l'ho portato sul terrazzo, ricoperto di neve(il terrazzo, non il bimbo). Il Piranha ha sentito fare Crunch Crunch sotto ai piedini ed è scoppiato in una risata. Poi si è piegato a testare la neve con le dita.
"Freddo! Bianco!" Non faceva che ripetere. Sembrava Panariello che imita Renato Zero. Non sapeva che esiste una sola parola per definire quella cosa bianca e fredda. Allora gliel'ho spiegato: "E' neve amore."
Lui ha recepito subito, e da ieri non fa che ripetere "Neve!" e correre alla finestra per guardarla.
Ma tornando al primo impatto, ha continuato a maneggiarla per un po', poi ha deciso che tutta quella neve per terra non doveva starci. E' un ragazzino pignolo. Così, un fiocco alla volta, brontolando fra sé e sé ("Posto!" diceva, cioè, a posto)si è messo a raccoglierla e a collocarla...sulle mie piante grasse! Già provate dall'esperienza neve, non hanno gradito molto, e hanno drizzato gli aculei.
Così ho pensato di distrarlo facendogli di nuovo sentire il rumore buffo della neve sotto ai piedi.
Lui ha riso di nuovo e si è messo a andare avanti e indietro per il terrazzo, con me dietro che lo tenevo per la giacca, visto che ogni due passi scivolava. Rideva rideva, "Neve, neve!".
, per dieci minuti possiamo anche dimenticarci dell'aspetto pragmatico, no? E tornare bambini.

Racconti


C'era una volta...
no, non parlo di fiabe o di racconti di guerra.
Parlo di quando amiche o conoscenti, incinta ma anche non, ti domandano: Ma com'è partorire?
Non so voi, ma io non so mai che rispondere.
Glissare? Oh, sì, fa un po' male ma passa tutto...vuoi un'altra tazza di tè?
Mentire? Una passeggiata, prima di accorgertene hai il bimbo tra le braccia e tutto è meraviglioso...ti va una tazza di tè?
Mentire con stile? Doloroso sì, ma nulla più di qualsiasi altro doloretto che hai nella vita, tipo nausea, o una bella gastroenterite...ti ho già offerto una tazza di tè?
Dire tutta la verità. Parliamone.
Ho sempre la sensazione che, ogni volta che racconto la mia esperienza di parto e sono crudemente onesta e sincera con la mia interlocutrice, ecco che le possibilità che quella persona pensi di procreare si riducono al minimo. Se è già incinta probabilmente si farà di Valium alla prima doglia. E il mio sinceramente è stato un parto abbastanza rapido e privo di complicazioni.
Eppure, davvero, che dire? In fondo non è che vado in giro gratuitamente a spargere il verbo. No, è un racconto solo ed esclusivamente su richiesta. All'inizio mi tengo vaga, ma poi fanno domande, incalzano, vogliono i dettagli più orridi anche se le vedo sbiancare e impallidire.
Ho sempre detestato, quando ero incinta, quelle che, lo chiedessi o meno, ti propinavano le loro esperienze splatter di parto. E adesso mi ci ritrovo io, e nemmeno lo voglio.
Il punto che sfugge è che, per la mia esperienza, unica ed irripetibile, sì, fa male. Tanto. Un male cane, se vogliamo dirla. Ma è anche un dolore accettabile, e svanisce davvero tutto in un attimo appena il bambino ha abbandonato la nave. E non perché l'amore materno ti riempie talmente che dimentichi e non pensi. Sì, due secondi dopo. ma sul momento, è solo fisiologico. Perché il dolore non è quello di una ferita o di una malattia, non ha strascichi, serve solo a quello, all'espulsione, e una volta che il carico è fuori bordo basta, fine. E anche il dopo, la parte medica, i punti e quant'altro...vabbè, non è la fine del mondo, andiamo.
Cioè, ve la siete andata a cercare no? Avete voluto il bimbo, spero, e lo sapevate a monte. E adesso perché cavolo dovete terrorizzarvi da sole richiedendo nel dettaglio la sensazione dei punti in caso di episiotomia o di quando ti controllano internamente per verificare che tutta la placenta sia fuori?
Insomma, bevetevi quella dannata tazza di tè, e non ci pensate!